Notte dei profumi.

Apro la porta
resto solo a guardare
le luci
di notte a Mondello.
Ed esco
esco di casa fischiando.
La piazza
s’attarda la sera
e ballano,
ballano
le barche lontane.
E la voce,
la voce dell’ultimo locale,
suono, sincero pensando.
Da un’altra città – non so – io guardo il mare
da un’altra città però, io seguo il mare…

Akkura – Untitled [hidden track in Cielo blu d’India]

La prima notte in rada della mia vita l’ho vissuta osservando Mondello, la più famosa spiaggia della mia città natale.

Per il venerdì avevamo in programma una trentina di miglia verso Castellammare del Golfo ma un bel temporale e mare con onde fino a due metri ci han fatto cambiare idea. Retro-front verso questa sosta notturna non programmata ma molto emozionante.

«Il mare va rispettato», non esiste marinaio che non abbia mai sentito queste parole. Il mare è sempre pronto a ricordarci quanto siamo piccoli e deboli al suo confronto.

Il meteo clemente a tratti ed un risveglio prima dell’alba ci hanno comunque permesso di arrivare a vela fino a Scopello, concedendoci un meraviglioso e rilassante pranzo in pozzetto con vista sui faraglioni.

Sono stati tre giorni in cui l’esercizio e la tecnica hanno ceduto il passo alle emozioni accompagnati fino ad un paio di miglia dalla mia costa da qualche delfino: immagino che con l’estate si terranno ben distanti da quelle tratte per ora deserte.

Miglio dopo miglio son riaffiorati momenti e ricordi dell’infanzia. La forma di quella costa è letteralmente come un tatuaggio nell’anima che con un dito e una cima andavo lentamente scorrendo.

Emanuele

Ciao Luca

Dopo Donato Carriero, Marco Zamperini, Palo Valenti, un altro pezzettino di internet che ho amato e che mai più tornerà, va via oggi.

Fatico nel trovare le parole giuste per salutare un amico. So che – stupidamente – mi mancheranno i suoi post chilometrici e le mail che, specialmente nell’ultimo periodo, seguivano subito dopo. L’ultima, 12 giorni fa, non ha mai ricevuto risposta.

Pensando a lui ed alla sua malattia un giorno di questi ultimi dolorosi mesi, in un breve scambio in privato, lo salutai con una frase di Rita Levi Montalcini.

«Il corpo faccia quello che vuole. Io sono la mente»

Credo gli piacque e credo anche che lui fosse una mente eccezionale.

Luca è stato un esploratore, dovunque si potesse esplorare. Nella sua prima vita è stato un pezzo non indifferente di internet. Nella sua seconda vita è stato un esploratore di alternativi modi di vivere.

Sempre garbato, mai supponente, credo di non aver ancora colto tutto quel che si può imparare da persone come lui.

Riposa in pace Luca.

Emanuele

Balorda nostalgia.

Mia moglie mi racconta che anni fa – durante il suo periodo losannese – gli svizzeri portarono dei cammelli nel centro della città per rappresentare la natività nella maniera più realistica possibile. Nulla era lasciato alla fantasia e per questo ha sempre trovato la Svizzera abbastanza noiosa.

La settimana scorsa ero anch’io a Losanna ma del carnevale – e della primavera – non vi era traccia. Non so quando e se venga festeggiato lì.

Questa settimana invece siamo qualche migliaio di chilometri più a sud e – oltre ad aver fatto un ehm… pieno di calorie – siamo stati al carnevale di Sciacca.

Tra i carri presenti quest’anno uno era titolato «Non aprite quella porta» e raffigurava Trump, Putin e Netanyahu. Gli ultimi due aprivano le porte da cui appariva Atlante, l’uomo mitologico che sostiene il peso del firmamento, intento a sorreggere una colomba imprigionata. Dietro tutti, Trump, raffigurato tramite una maschera sovrapposta ad un teschio.

Mi sarebbe piaciuto poter dire alle mie figlie che quelli nei carri fossero tutti personaggi di pura fantasia ma sappiamo bene non sia questo il caso. Pochi potenti nel mondo stanno – come dall’alba della storia dell’uomo – decretando le sorti di otto miliardi di persone trascinando tutti in un complicatissimo nodo.

Mi è tornato in mente il cammello e la Svizzera e sento di rimpiangere malinconicamente la semplicità di quel noiosissimo gesto.

Emanuele

Appunti su Lisbona.

Avrei voluto tornare prima su queste pagine. Gennaio però è stato un mese-frullatore e solo adesso, forse, ho trovato l’interruttore e l’occasione per riflettere con calma su quanto vissuto.

Durante le vacanze invernali, Lisbona è stata una bella parentesi. Abbiamo salutato il 2025 e dato il benvenuto al nuovo anno in otto giorni passati a rimpinguarci di Pasteis de Belem e bere Ginjinha, il caratteristico liquore portoghese a base di ciliegia. Sebbene non possa dire che Lisbona non mi sia piaciuta, ho ritrovato aspetti ed (in)efficenze tipiche di tante città di mare italiane. Se avete dei passeggini, ad esempio, non è la più comoda città da visitare per via dei suoi marciapiedi stretti e mal tenuti.

In ogni caso ho apprezzato il clima, la sua aria che profuma di mare, la luce e la particolare conformazione della città. I continui cambi di livello per passare da un colle all’altro possono esser impegnativi a fine giornata ma, in definitiva, Lisbona è piena di angoli da scoprire e da cui ammirare il resto della città che inizia a brillare non appena due raggi di sole fanno capolino.

Penso che la Pink Street, definita una delle più belle vie d’Europa, sia assolutamente sopravvalutata o – se in passato abbia avuto un particolare fascino – questi sia andato perso negli ultimi anni. Direi lo stesso del TimeOut Market, uno storico mercato di Lisbona che da alcuni anni è proprietà di una multinazionale della ristorazione. Non andate lì se siete alla ricerca del miglior cibo di Lisbona.

Mi è piaciuto invece l’Oceanário de Lisboa – l’acquario costruito una ventina d’anni fa e tutt’ora uno degli acquari più grandi d’Europa. Per le bambine è stato un pomeriggio molto affascinante e rilassante. Bello anche passeggiare prima del tramonto tra le mura del Castelo De São Jorge o andare a scoprire i suoi musei (mi è piaciuto sia il Lisboa Story Centre che il museo della navigazione accanto al Monastero dos Jerónimos). Entrambi i posti hanno incantato grandi e piccini.

Infine, tra le cose da ricordare i castelli di Sintra, molto affascinanti e ben tenuti anche se forse vittime incolpevoli di over-tourism. L’unica occasione mancata? Una serata ad ascoltare del Fado, ma sarà per la prossima volta…

Emanuele

Nuovo iPhone, vecchio iPhone.

Credo di avere un problema tra iPhone e acqua che dovrei discutere con un analista. Dato che però non mi prendo la briga di prenotare qualche seduta eccomi con un nuovo iPhone. Non so se sul lungo termine questa strada sia più economica di qualche incontro con uno bravo (ma ho paura di aprire un vaso di pandora), sta di fatto che sono a due virgola cinque (si, uno si è salvato dopo essere finito in terapia intensiva) iPhone abbattuti a suon di gavettoni.

Il problema di fondo è che sono un babbeo che s’è bevuto la fantomatica impermeabilità dei nuovi device, così le uccisioni non sono mai arrivate per impreviste cadute nell’acqua ma per volontarie immersioni. Per questo, dicevo, sarei da analisi.

Detto ciò, vi scrivo dal mio nuovo e arancion-scintillante iPhone 17 Pro. Dovrei essere entusiasta e invece no. Ho la sensazione che la birra in questo genere di device sia finita da tempo, la curva di innovazione, migliorie e vantaggi tra una generazione e l’altra sia sempre più sottile e invisibile. Ho trasferito tutti i dati dal mio 13 Pro al 17 Pro ed ho continuato ad usarlo come se nulla fosse cambiato. Stando alle specifiche tecniche dovrei avere milioni di funzionalità e vantaggi, nell’uso pratico però non avverto alcuna differenza. Il nuovo è fluido, il precedente lo era. Girano le stesse app, cos’altro dire?

Si ok, c’è “Apple Intelligence“, ma dopo averlo provato un po’ ho capito che l’unico reale vantaggio è quello di avere «un idiota direttamente nella tua tasca». Apple è notoriamente indietro sull’AI e vedere questa funzionalità arrancare in maniera così imbarazzante è desolante. Probabilmente (anche) questo spiega perché Buffet negli ultimi anni abbia alleggerito la sua esposizione su Apple.

Gli ultimi rumor vogliono che la mela morsicata abbia deciso di far affidamento sulla tecnologia di Google, integrando tutto in casa. In questo Apple rimane encomiabile: rispetto ai competitor continua a tenere alta l’attenzione sulla privacy dei dati dei suoi utenti e – tornando un po’ più seri – sono consapevole che anche questa sia una delle ragioni per cui è rimasta indietro sul treno dell’IA: è difficile sfornare assistenti digitali validi quando limiti il più possibile la superficie di dati collezionabili.

Anyway. Vedremo quanto durerà questo nuovo iPhone e tra quanto, vi racconterò, che la sua vapor chamber è piena d’acqua…

Emanuele

Al prossimo vento.

L’ultima veleggiata del 2025 è arrivata a Dicembre in una giornata con un bel sole utilissimo per riscaldare l’aria gelida del lago.

In attesa di future bolinate, riguardo il mio percorso e riconosco – con un pizzico di orgoglio – come, in questi mesi, sia cresciuto in competenza e sicurezza nel gestire le vele e la barca.

Il futuro è ancora tutto da costruire, rimane «un mare» di roba da imparare ma l’importante è andare avanti, sempre.

Emanuele

Prospettive.

Sono tornato al mare. All’inizio del mese con un Dufour 44 siamo andati da Cagliari verso l’isola di Serpentara. Il vento sardo non è stato dei migliori (ci siamo divertiti a veleggiare solo il primo giorno) ma in compenso il mare e il meteo mi hanno regalato un ultimo tuffo in un’acqua meravigliosa.

Mentre navigavo mi son reso conto che i luoghi in cui viviamo rendono molto difficile comprendere quanto siamo piccoli rispetto alla natura. Nelle nostre case, ma anche nelle nostre città, tutto è vicino, raggiungibile, comprensibilmente proporzionato alle nostre fattezze.

Il mare ti catapulta in un panorama sconfinato. Da una barca puoi osservare l’orizzonte rivolgendo lo sguardo verso tutti i punti cardinali e quando ti ritrovi trasportato da quella massa infinita, con lo scafo che sale e scende sospinto e sorretto da un mantello che lentamente si agita e ti ricorda di esser vivo, comprendi di essere poco di più di uno dei tanti granelli di sabbia che popolano il nostro pianeta.

Il mare ridimensiona il nostro ego e forse è proprio questo il suo senso più profondo: ricordarci che la natura non è fatta per essere dominata, ma per essere ascoltata e vissuta, con rispetto e gratitudine.

Emanuele

L’intelligenza artificiale non è neutrale.

Gli ultimi anni sono stati rivoluzionati dall’arrivo di agenti capaci di dialogare con noi. Tutti – prima o poi – abbiamo chiesto consigli, suggerimenti e valutazioni a degli agenti artificiali rimanendo sorpresi e affascinati dalle loro capacità.

L’IA ci sembra affidabile perché si nasconde dietro un’interfaccia e un metodo di interazione – il dialogo – identica a quella cui siamo abituati quando interagiamo digitalmente con altri umani.

Una chat in cui l’interlocutore è sempre pronto, sveglio, disponibile, preparato. La sua efficienza è talmente elevata che casualmente tende persino a sovrapporsi e sostituirsi alla domanda posta al collega o all’amico.

L’IA in molte occasioni è la fonte delle nostre valutazioni. Il semplice fatto che l’intelligenza artificiale sia in grado di comprendere la nostra domanda e rispondere con un tono adeguato ci porta ad abbassare le difese, ci fa dimenticare che dietro quel testo vi sia un software e ci spinge a credere che ci sia un essere che vuol fare il massimo per esserci d’aiuto. D’altronde, chi prima d’ora – nell’intera storia dell’uomo – aveva mai dialogato con una macchina?

Innegabilmente in tanti contesti questo algoritmo è un acceleratore enorme. [1]

Friends don’t let friends use probabilistic tech for deterministic tasks!

L’intelligenza artificiale – che dovremmo in realtà chiamare generatore semantico statistico – è e sarà sempre meno onesta e imparziale. E’ notizia recente, passata un po’ in sordina, che Apple abbia calibrato il “carattere” del suo agente in modo da rispondere in maniera più delicata su argomenti attualmente fuori dalla linea del governo americano.

Non è uno scoop e neanche uno scandalo. Ad inizio anno, era avvenuta la stessa dinamica con DeepSeek, l’agente di origine cinese istruito per dribblare sapientemente ogni racconto relativo alla strage di Tiananmen. L’IA è e sarà sempre un prodotto software e tutte le grandi case del settore avranno i loro parametri di configurazione, più o meno estremi.

L’anello debole siamo noi, la nostre psiche così fragile nel riconoscere uno strumento quando nascosto in una packaging differente. L’industria, da decenni, sta letteralmente sfruttando questa debolezza per proporre strumenti sempre più sapientemente capaci di guidarci.

E’ difficile uscire da questo loop, è difficile liberarsi dall’interferenza della tecnologia nella nostra capacità di valutazione.

Vedo sempre più gente affidarsi all’AI per richiedere opinioni e riassunti su un argomento. Chiediamo insomma, ad un software, di guidarci in un pensiero per scoprire se possiamo condividerlo.

Quel che però questi software non dichiarano durante la conversazione è come sia calibrato il loro orientamento. Quando chiediamo di aiutarci a valutare gli effetti sul nostro corpo di un medicinale o sulla mente di uno strumento (fisico o digitale), stiamo presupponendo che l’intelligenza artificiale sia neutrale. Stiamo immaginando che, acriticamente, l’agente farà una somma non pesata di tutte le fonti con cui è stata istruita e che esporrà in piena trasparenza il risultato di quella ricerca.

Non è così. Non è così oggi e sempre meno lo sarà domani. L’IA è lì, disponibile giorno e notte con una risposta pronta per ogni dettaglio che vorremo approfondire. Esiste un venditore migliore di questo? Quando cercheremo informazioni su una nuova macchina fotografica, sulla qualità di una piattaforma digitale o sull’agenda politica di un ministro, l’agente potrà guidare la nostra valutazione andando ad esaltare più o meno velatamente aspetti e caratteristiche di un prodotto rispetto ad un altro.

ChatGPT sta iniziando ad offrire la possibilità di eseguire prenotazioni su Booking, o dare suggerimenti musicali su Spotify. Il mercato inevitabilmente sarà sempre più legato all’IA ma nessuna intelligenza artificiale commerciale sarà mai priva di un network di advertising a corredo o di una linea politica al suo vertice.

Quando chiederemo «definisci il percorso migliore per visitare Firenze in una giornata e non dimenticarti di indicarmi dove mangiare una buona fiorentina» non dovremo mai dimenticare che un network pubblicitario potrebbe aver stretto accordi con l’IA in modo da incentivare il suggerimento di certi ristoranti.

La politica è consapevole di queste possibilità, la scelta di Apple non è casuale.

Imparare ad utilizzare questi strumenti in maniera critica è fondamentale. Nella società odierna l’informatica ha un potere enorme sulla nostra mente e sulle dinamiche politiche. I social network sono stati il vettore principale dello scorso decennio, cosa avverrà quando il chatbot diventerà un ologramma digitale dalle fattezze rassicuranti, pesato sulla storia e sensibilità di ognuno di noi?

Non bisogna aver paura del futuro, bisogna certamente educarsi ed educare. Nessuna rivoluzione arriva e si esaurisce senza un cambiamento individuale.

Emanuele

[1] Ci sarebbe anche da domandarsi quanto questa efficienza sia necessaria a noi come esseri umani / lavoratori e quanto invece sia importante per le aziende per cui lavoriamo. La nostra produttività infatti, molto spesso e per gran parte dei lavoratori, non si traduce in un incremento di stipendio ma in un margine maggiore per l’azienda che ci invita ad utilizzarla.